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Sopra la statoa d’Amore.

On the Statue of Love.


Molti, ch’in vago stil, dolce, & ornato
Donne mie chare ragionar d’Amore,
Lo dipinser fanciul nudo & alato
Con li strali, ond’alcun languisce e more.
Gli fecer l’uno e l’altro occhio velato
Si che veder non possa dentro e fuore;
Forma & habito tal, ch’al parer mio
E di vergogna, e non conviensi a un Dio.
Link to an image of this page  Link to an image of this page  [p110]Com’esser puo, che chi possede, quanto
Contien fra noi di par la terra e l’onda;
Non habbia, onde poter coprirsi tanto,
Che vesta le sue membra, e che l’asconda?
E come di passar si po dar vanto,
Quando la neve e’l gel tutto circonda,
Per monti e piani? O come si puo dire
Fanciul, chi porge a vecchi aspro martire?
Lieve fanciullo in questa e’n quella parte
Ne va scherzando, e non si ferma un passo
Ma dov’entra costui, non si diparte
Di suo voler, se non si è privo a casso.
L’Aarco no gli convien: che forza od arte
Non ha un fanciul di ferir alto o basso
Ha l’ali in van; che, come immobil pietra
Da un cor, che già ferì, mai non s’arretra
E s’egli è cieco, a che l’oscura benda,
Che copra gliocchi, onde non vegga lume?
E come avien, che le saette spenda
Link to an image of this page  Link to an image of this page  [p111]Ferendo alcun giamai chi non ha lume?
E se nel petto ha il foco, ond’altri accenda,
Perche anchor vive fuor d’ogni costume?
Che pur la fiamma, benche alquanto tarde,
Ogni cosa fra noi consuma & arde.
E Perche non s’estingue in mezzo l’acque,
Quando infiamar la giù le Nimphe e i pesci
Alpossente fanciul diletta & piace.
E par che tutto del suo caldo mesci?
Ma perche il lungo error Donne, che giace
Nel bel vostro pensier, si parte & esci,
Quello, che proprio è Amor, con brevi carmi
Dirò, se non v’incresce d’ascoltami.
Amor è Donne, un dilettoso affanno,
Che d’ocio sempre si nutrica e pasce;
Ne l’offende il sentir cordoglio e danno,
E speme il latta ne le prime fasce.
Ma di lascivia & non veduto inganno
D’apparente beltà ne l’alma nasce.
In negro Scudo assai gentile e degna
Un Melegran di lui forma l’Insegna.


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Molti, ch’in vago stil, dolce, & ornato
Donne mie chare ragionar d’Amore,
Lo dipinser fanciul nudo & alato
Con li strali, ond’alcun languisce e more.
Gli fecer l’uno e l’altro occhio velato
Si che veder non possa dentro e fuore;
Forma & habito tal, ch’al parer mio
E di vergogna, e non conviensi a un Dio.
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Contien fra noi di par la terra e l’onda;
Non habbia, onde poter coprirsi tanto,
Che vesta le sue membra, e che l’asconda?
E come di passar si po dar vanto,
Quando la neve e’l gel tutto circonda,
Per monti e piani? O come si puo dire
Fanciul, chi porge a vecchi aspro martire?
Lieve fanciullo in questa e’n quella parte
Ne va scherzando, e non si ferma un passo
Ma dov’entra costui, non si diparte
Di suo voler, se non si è privo a casso.
L’Aarco no gli convien: che forza od arte
Non ha un fanciul di ferir alto o basso
Ha l’ali in van; che, come immobil pietra
Da un cor, che già ferì, mai non s’arretra
E s’egli è cieco, a che l’oscura benda,
Che copra gliocchi, onde non vegga lume?
E come avien, che le saette spenda
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E se nel petto ha il foco, ond’altri accenda,
Perche anchor vive fuor d’ogni costume?
Che pur la fiamma, benche alquanto tarde,
Ogni cosa fra noi consuma & arde.
E Perche non s’estingue in mezzo l’acque,
Quando infiamar la giù le Nimphe e i pesci
Alpossente fanciul diletta & piace.
E par che tutto del suo caldo mesci?
Ma perche il lungo error Donne, che giace
Nel bel vostro pensier, si parte & esci,
Quello, che proprio è Amor, con brevi carmi
Dirò, se non v’incresce d’ascoltami.
Amor è Donne, un dilettoso affanno,
Che d’ocio sempre si nutrica e pasce;
Ne l’offende il sentir cordoglio e danno,
E speme il latta ne le prime fasce.
Ma di lascivia & non veduto inganno
D’apparente beltà ne l’alma nasce.
In negro Scudo assai gentile e degna
Un Melegran di lui forma l’Insegna.


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