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Nella statoa di Baccho.

On the statue of Bacchus.


Dialogo.

Baccho chi fu quell’huom tanto fra noi
Aventuroso sopra ogni mortale,
Che qui ti vide, e ti scolpio dapoi?
Fu Prasitele, alto intelletto, il quale
Mi vide alhor, ch’io fei dolce rapina
De la bella Arianna, e lei immortale.
Deh’perche ne l’etÓ, che piu s’inclina
A glianni di Titone, e’l lascia a drieto,
Hai si giovane faccia e peregrina?
Perche se i doni miei temprato e queto
Link to an image of this pageá Link to an image of this page á[p28]Toglier saprai con parca mano, al mondo
Sarai giovane ogn’hor, vivace, e lieto.
Perche sendo si vago e si giocondo,
(Di pazzo effetto) il vil tamburro soni,
E corna hai in testa, qual satyro immondo?
Dimostro, che chi mal questi miei doni
Adoppra, gonfia e di superbia fero,
O dassi a molli effeminati suoni.
Ond’Ŕ;’l color, almo fanciullo altero,
Ch’imita il foco? Quando il padre mio
Del ventre trasse me puro e sincero,
Per ammorzar l’ardente incendiorio,
Che havea prodotto il folgore celeste,
Mi bagn˛ nel liquor d’un sacro rio.
Quinci imparar voi giovani dovreste
Aben temprar il vino, accio che quello
Del cor non brusci quelle parti e queste.
Quant’acqua si dee por, perche si bello
Dolce liquor contra il costume usato
Poi non divenga sozzo, amaro, e fello?
Un terzo di quel tanto, che v’Ŕ; dato.
Dura impresa a fornir, perche la gola
E piana, e’l liquor molle e troppo grato:
E non pur ne va gi¨, ma corre e vola.


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